1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz aggirammo a tondo quella strada parlando più assai tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime