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Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie città dolente per me si va ne l etterno dolore quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia