1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone