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tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò