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Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto città dolente per me si va ne l etterno dolore mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte