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quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella volontieri acquista e giugne l tempo che perder terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso