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Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti diritti occhi torse allora in biechi guardommi discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate