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vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri diritti occhi torse allora in biechi guardommi Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille