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Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia quelli a me L onrata nominanza che di lor suona Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai