1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir diritti occhi torse allora in biechi guardommi questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri