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Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne diritti occhi torse allora in biechi guardommi Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina