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Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto quelli a me L onrata nominanza che di lor suona maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello