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Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta quelli a me L onrata nominanza che di lor suona questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser