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città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino autunno si levan le foglie l una appresso de l altra lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai aggirammo a tondo quella strada parlando più assai Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta