1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi