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quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria e ciò sa l tuo dottore.Ma s a conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto, dirò come colui che piange e dice.Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse soli eravamo e sanza alcun sospetto.

ntese il mio parlar coverto, rispuose Io era nuovo in questo stato, quando ci vidi venire un possente, con segno di vittoria coronato.Trasseci l ombra del primo parente, d Abèl suo figlio e quella di Noè, di Moïsè legista e ubidente Abraàm patrïarca e Davìd re, Israèl con lo padre e co suoi nati e con Rachele, per cui tanto fé, e altri molti, e feceli beati.

difetti, non per altro rio, semo perduti, e sol di tanto offesi che sanza speme vivemo in disio.Gran duol mi prese al cor quando lo ntesi, però che gente di molto valore conobbi che n quel limbo eran sospesi. Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore, comincia io per voler esser certo di quella fede che vince ogne errore uscicci mai alcuno, o per suo merto o per altrui, che poi fosse beato.

Oscura e profonda era e nebulosa tanto che, per ficcar lo viso a fondo, io non vi discernea alcuna cosa. Or discendiam qua giù nel cieco mondo, cominciò il poeta tutto smorto. Io sarò primo, e tu sarai secondo.E io, che del color mi fui accorto, dissi Come verrò, se tu paventi che suoli al mio dubbiare esser conforto.

Quando rispuosi, cominciai Oh lasso, quanti dolci pensier, quanto disio menò costoro al doloroso passo.Poi mi rivolsi a loro e parla io, e cominciai Francesca, i tuoi martìri a lagrimar mi fanno tristo e pio.Ma dimmi al tempo d i dolci sospiri, a che e come concedette amore che conosceste i dubbiosi disiri.

Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi, poi che l sol li mbianca, si drizzan tutti aperti in loro stelo, tal mi fec io di mia virtude stanca, e tanto buono ardire al cor mi corse, ch i cominciai come persona franca Oh pietosa colei che mi soccorse e te cortese ch ubidisti tosto a le vere parole che ti porse Tu m hai con disiderio il cor disposto sì al venir con le parole tue, ch i son tornato nel primo proposto.

innalzai un poco più le ciglia, vidi l maestro di color che sanno seder tra filosofica famiglia.Tutti lo miran, tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone, che nnanzi a li altri più presso li stanno Democrito che l mondo a caso pone, Dïogenès, Anassagora e Tale, Empedoclès, Eraclito e Zenone e vidi il buono accoglitor del quale, Dïascoride dico e vidi Orfeo, Tulïo e Lino e Seneca morale Euclide geomètra e Tolomeo, Ipocràte, Avicenna e Galïeno, Averoìs, che l gran comento feo.

Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude, che ntorno a li occhi avea di fiamme rote.Ma quell anime, ch eran lasse e nude, cangiar colore e dibattero i denti, ratto che nteser le parole crude.Bestemmiavano Dio e lor parenti, l umana spezie e l loco e l tempo e l seme di lor semenza e di lor nascimenti.

volontieri acquista, e giugne l tempo che perder lo face, che n tutti suoi pensier piange e s attrista tal mi fece la bestia sanza pace, che, venendomi ncontro, a poco a poco mi ripigneva là dove l sol tace.Mentre ch i rovinava in basso loco, dinanzi a li occhi mi si fu offerto chi per lungo silenzio parea fioco.

passavam su per l ombre che adona la greve pioggia, e ponavam le piante sovra lor vanità che par persona.Elle giacean per terra tutte quante, fuor d una ch a seder si levò, ratto ch ella ci vide passarsi davante. O tu che se per questo nferno tratto, mi disse, riconoscimi, se sai tu fosti, prima ch io disfatto, fatto.

posso ritrar di tutti a pieno, però che sì mi caccia il lungo tema, che molte volte al fatto il dir vien meno.La sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio duca, fuor de la queta, ne l aura che trema.E vegno in parte ove non è che luca.

convien tenere altro vïaggio, rispuose, poi che lagrimar mi vide, se vuo campar d esto loco selvaggio ché questa bestia, per la qual tu gride, non lascia altrui passar per la sua via, ma tanto lo mpedisce che l uccide e ha natura sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia, e dopo l pasto ha più fame che pria.

fïate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso ma solo un punto fu quel che ci vinse.Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante.

Poeta fui, e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne di Troia, poi che l superbo Ilïón fu combusto.Ma tu perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte ch è principio e cagion di tutta gioia. Or se tu quel Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume, rispuos io lui con vergognosa fronte.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna al giudizio, dicono e odono e poi son giù volte. O tu che vieni al doloroso ospizio, disse Minòs a me quando mi vide, lasciando l atto di cotanto offizio, guarda com entri e di cui tu ti fide non t inganni l ampiezza de l intrare.